Giuramento antico - Ippocrate 430 a.c.
Ippocrate nel 430 a.c. - riformulato in versione moderna dalla Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri il 23 marzo 2007
« Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dei tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirà, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto:
di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererà i suoi figli come fratelli e insegnerà quest'arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
Regolerà il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrà dal recar danno e offesa.
Non somministrerà ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirà un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darà un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirà la mia vita e la mia arte. Non opererà coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerà a coloro che sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrà, io vi entrerà per il sollievo dei malati, e mi asterrà da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Cià che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, tacerà ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.
L'originale in greco:
« Ὄμνυμι Ἀπόλλωνα ἰητÏὸν, καὶ Ἀσκληπιὸν, καὶ Ὑγείαν, καὶ Πανάκειαν, καὶ θεοὺς πάντας τε καὶ πάσας, ἵστοÏας ποιεÏμενος, á¼Ï€Î¹Ï„ελÎα ποιήσειν κατὰ δÏναμιν καὶ κÏίσιν á¼Î¼á½´Î½ á½…Ïκον τόνδε καὶ ξυγγÏαφὴν τήνδε.
Ἡγήσασθαι μὲν τὸν διδάξαντά με τὴν Ï„Îχνην ταÏτην ἴσα γενÎτῃσιν á¼Î¼Î¿á¿–σι, καὶ βίου κοινώσασθαι, καὶ χÏεῶν χÏηίζοντι μετάδοσιν ποιήσασθαι, καὶ γÎνος τὸ á¼Î¾ ωá½Ï„Îου ἀδελφοῖς ἴσον á¼Ï€Î¹ÎºÏινÎειν ἄῤῥεσι, καὶ διδάξειν τὴν Ï„Îχνην ταÏτην, ἢν χÏηίζωσι μανθάνειν, ἄνευ μισθοῦ καὶ ξυγγÏαφῆς, παÏαγγελίης τε καὶ ἀκÏοήσιος καὶ τῆς λοιπῆς á¼Ï€Î¬ÏƒÎ·Ï‚ μαθήσιος μετάδοσιν ποιήσασθαι υἱοῖσί τε á¼Î¼Î¿á¿–σι, καὶ τοῖσι τοῦ á¼Î¼á½² διδάξαντος, καὶ μαθηταῖσι συγγεγÏαμμÎνοισί τε καὶ ὡÏκισμÎνοις νόμῳ ἰητÏικῷ, ἄλλῳ δὲ οá½Î´ÎµÎ½Î¯.
Διαιτήμασί τε χÏήσομαι á¼Ï€' ὠφελείῃ καμνόντων κατὰ δÏναμιν καὶ κÏίσιν á¼Î¼á½´Î½, á¼Ï€á½¶ δηλήσει δὲ καὶ ἀδικίῃ εἴÏξειν.
Οὠδώσω δὲ οá½Î´á½² φάÏμακον οá½Î´ÎµÎ½á½¶ αἰτηθεὶς θανάσιμον, οá½Î´á½² ὑφηγήσομαι ξυμβουλίην τοιήνδε. Ὁμοίως δὲ οá½Î´á½² γυναικὶ πεσσὸν φθόÏιον δώσω. Ἁγνῶς δὲ καὶ á½ÏƒÎ¯Ï‰Ï‚ διατηÏήσω βίον τὸν á¼Î¼á½¸Î½ καὶ Ï„Îχνην τὴν á¼Î¼Î®Î½.
ΟὠτεμÎω δὲ οá½Î´á½² μὴν λιθιῶντας, á¼ÎºÏ‡Ï‰Ïήσω δὲ á¼Ïγάτῃσιν ἀνδÏάσι Ï€Ïήξιος τῆσδε.
Ἐς οἰκίας δὲ á½ÎºÏŒÏƒÎ±Ï‚ ἂν á¼ÏƒÎ¯Ï‰, á¼ÏƒÎµÎ»ÎµÏσομαι á¼Ï€' ὠφελείῃ καμνόντων, á¼ÎºÏ„ὸς á¼á½¼Î½ πάσης ἀδικίης ἑκουσίης καὶ φθοÏίης, τῆς τε ἄλλης καὶ ἀφÏοδισίων á¼”Ïγων á¼Ï€Î¯ τε γυναικείων σωμάτων καὶ ἀνδÏῴων, á¼Î»ÎµÏ…θÎÏων τε καὶ δοÏλων.
Ἃ δ' ἂν á¼Î½ θεÏαπείῃ á¼¢ ἴδω, á¼¢ ἀκοÏσω, á¼¢ καὶ ἄνευ θεÏαπηίης κατὰ βίον ἀνθÏώπων, ἃ μὴ χÏή ποτε á¼ÎºÎ»Î±Î»Îεσθαι ἔξω, σιγήσομαι, ἄῤῥητα ἡγεÏμενος εἶναι τὰ τοιαῦτα.
á½Ïκον μὲν οὖν μοι τόνδε á¼Ï€Î¹Ï„ελÎα ποιÎοντι, καὶ μὴ ξυγχÎοντι, εἴη á¼Ï€Î±ÏÏασθαι καὶ βίου καὶ Ï„Îχνης δοξαζομÎνῳ παÏá½° πᾶσιν ἀνθÏώποις á¼Ï‚ τὸν αἰεὶ χÏόνον. παÏαβαίνοντι δὲ καὶ á¼Ï€Î¹Î¿Ïκοῦντι, τἀναντία τουτÎων. »
Testo rivisto attualmente dagli Ordini professionali dei Medici Chirurghi e Odontoiatri:
* di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento;
* di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona;
* di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;
* di promuovere l'alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l'arte medica;
* di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerà mai le mie conoscenze;
* di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina;
* di affidare la mia reputazione professionale esclusivamente alla mia competenza e alle mie doti morali;
* di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
* di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
* di rispettare e facilitare il diritto alla libera scelta del medico;
* di prestare assistenza d'urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità , a disposizione dell'autorità competente;
* di osservare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
* di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità , osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione.
