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Vi presento mio Padre:Romolo Marando.  Inventore. E sua moglie,  Teresa, mia madre. Donna intelligente che è stata  In grado di "sopportare" un marito dal carattere non facile. Un uomo che è capace di grandi slanci ma anche di grandi  introversioni perso dietro le sue "visioni".
Solo l'amore vero può accettare e superare tante difficoltà. La mia infanzia e la mia adolescenza sono state non comuni a contatto con un padre straordinario e  ingegnoso.  Spesso con la testa “fra le nuvole”. Ma sempre attento ai bisogni della sua famiglia e dei suoi scolari. E di tutti coloro  che gli stanno accanto. Come è stato suo padre, Francesco Attilio. Mio Nonno. L’autore di tanti libri tra cui “Le Memorie nei Paesi del Terremoto” pubblicato integralmente su uno dei miei giornali on line Radiocivetta. Ricordo da sempre mio Padre intento a “strumentiare” con qualche aggeggio.I suoi esperimenti effettuati con i mezzi più strani.
Ricordo che armegiava con i buffet di casa per togliere l'aria dai cassetti per il brevetto sulla liofilizzazione della frutta. I miei ricordi al proposito partono da che io avevo circa  cinque o sei anni. Una grande caldaia di stagno dove faceva navigare un modellino di nave e lo faceva virare con un rudimentale telecomando.  O le “cebie”, le vasche di cemento, dove letteralmente faceva volare a pelo d'acqua gli aliscafini da lui costruiti o modificati da giocattoli, o le rotaie dove veloci scorrevano trenini. E tanti altri “strani oggetti”. Usava a volte i nostri stessi giocattoli. Suscitando la nostra grande meraviglia. Se fosse accaduto oggi qualche associazione tipo "telefonorosso" lo avrebbe accusato di sfruttamento balocchi altrui. Maltrattamento ai minori. Per noi bambini era un gioco divertente e misterioso. E lui ci faceva partecipare sempre. “Giocava” con noi figli e con i nostri compagnucci di scuola. Ci ha insegnato quanto incredibile sia l’armonia dell’universo. Mi ricordo le serate d’estate sulla grande terrazza di casa sotto il monte al paese quando ci faceva volgere gli occhi al cielo stellato e ci indicava le costellazioni. O ci faceva rimanere col fiato sospeso quando inventava storie di mamma e papà orsi nel bosco. O ci raccontava i romanzi di Giulio Verne. Lunghe serate davanti al caminetto.  O quando ci prendeva per mano chiudendo un cerchio e ci faceva sentire la corrente di una dinamo che lui  attivava tirando una cordicella. Quando ci costruiva il monopattino e giocava con noi altri  ragazzini delle scuole elementari. Era verso la fine degli anni '50 e la televisione si stava affacciando allora nei nostri paesi e non era proprio ancora di casa.
Da cinquantaquattro anni dal suo primo brevetto dell’8 ottobre 1956 n. 566195 dal titolo dell’invenzione” CALZATURA CON CAMERA D'ARIA” ad oggi non si è fermato mai.  L’ultima invenzione industriale  ha per titolo: “ FERRUZZANO. REGOLATORE DI TEMPERATURA SU TUTTO IL GLOBO TERRESTRE ”  del  dr. Romolo Marando di Ferruzzano (R.C.). pubblicata su  Radiocivetta. il 6 dicembre scorso.  La relazione è stata  registrata il 27 novembre 2009 presso l'Ufficio Brevetti  della Camera di Commercio di Reggio Calabria col n° rc2009A000009. Nel mezzo una serie straordinaria di cui dò qualche “assaggio”in questo articolo. Pubblichiamo anche qualche stralcio di rassegna stampa. Tra gli ultimi, un articolo della “Gazzetta del Sud” del 30 dicembre 2009 e un’altro pubblicato lo scorso 16 gennaio 2010 su “il Quotidiano di Calabria” E  ancora altri documenti e copie di alcuni tra i suoi innumerevoli brevetti.
Il Prof. Romolo Marando è autore di invenzioni eccezionali brevettate e, come purtroppo spesso avviene, nel tempo riscoperte e utilizzate da altri. Quando trascorso il tempo “regolamentare” per il copyright i brevetti possono essere copiati e commercializzati.  Mio Padre  ha vissuto e vive  nel mondo magico delle Idee. Non ha praticamente ricavato una lira dalle sue Invenzioni. Altri si sono arricchiti con i suoi brevetti.
Comunque la parte più preziosa  è la sua capacità creativa che non è monetizzabile e non potrà mai essergli derubata. Gli appartiene per sempre. Il denaro ha una sua indiscutibile rilevanza per l'autonomia e la buona qualità della vita ma mio padre gli ha padre sempre dato comunque  un'importanza  secondaria  rispetto al valore e l'attrazione per la ricerca e la scoperta di nuovi orizzonti. Anche se penso che è meglio essere ricchi che poveri.Gli esattori delle  bollette e delle tasse non vanno tanto per il sottile. Sono prosaici. Pagare moneta vedere cammello. Ma per essere ricchi ci vuole una particolare predisposizione e talvolta uno stomaco di ferro... Le Idee ti fanno sentire libero. Mettiamola così...
romolo marandoNon è proprio facile stare accanto ad un uomo così particolare. Onore al merito a mia madre, donna Teresina, che da  da quasi sessantanni sta al suo fianco. Apportando il suo contributo con intelligenza, equilibrio e un poco di ironia. E anche molta pazienza... 
Si può obiettare che io stia scrivendo con l'affetto indulgente di una figlia, ma non è così. Il mio dire oltre che dall'amorevolezza per mio padre è sostenuto e avallato dai fatti oggettivi. Dai documenti che vi metto a disposizione e che attestano la veridicità dei fatti.
Per leggere quanto il tempo ha risparmiato in oltre cinquantanni di attività e numerosi traslochi cliccare QUI e QUI. Si evidenzieranno le copie dei depositi, del rilascio dei brevetti relativi dopo attento vaglio da parte una commissione esaminatrice specifica e alcuni stralci di articoli giornalistici.

Pubblico qui di seguito quanto mio Padre mi consegnava nell’ottobre del 2003. Gli avevo chiesto di scrivere una breve storia di come “è  diventato inventore”. E ha scritto  una breve memoria. Eccola:

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" Per volere di mia figlia Ernestina descrivo la storia di brevetti d’invenzione industriale e d’altri esperimenti da me ideati e costruiti.
Ferruzzano, ottobre 2003.
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Sin da piccolissimo avevo la predisposizione o la mania per la meccanica: mi piaceva osservare il movimento delle cose, di ruote, di acqua che scorreva, di vento che provocava i mulinelli facendo ruotare le foglie mescolate a pezzi di carta, delle traiettorie delle pallottole traccianti che di notte sparavo con un vecchio moschetto della guerra 15/18 di mio nonno Menotti (c’era tanto materiale bellico lasciato in giro).  Avevo tre anni e seduto per terra in casa e giocavo con un vecchio orologio sveglia, di quelli a corda, che non funzionava più. Gli avevo tolto la carcassa e mi divertivo a vedere girare le sue rotelle dentate dopo aver caricata la corda, perché gli avevo tolto pure l’ancora.
Nel 1942 frequentavo la quarta ginnasiale a Locri e viaggiavo, ma i bombardamenti e i mitragliamenti continui degli aerei nemici, specie quelli a due code, mi facevano interrompere gli studi. Mi dedicavo alla caccia con fucili anche preparati da me (piombo e polvere non mancavano).
Mi affascinava il mondo dei motori a scoppio e avevo capito molto bene il loro funzionamento e sono state molte le volte in cui mi chiamavano per “mettere in fase” dei motori a scoppio.
Mio fratello Beniamino mi aveva espresso l’idea di piazzare a Ferruzzano un frantoio meccanico per la molitura e la pressatura delle olive (tutti i frantoi erano a trazione animale). Calcolavamo giri e diametri delle varie pulegge e ruote ordinandole queste ultime nelle fonderie di Messina.  Veniva fuori un ottimo frantoio.
Ho visto una volta don Gennaro Marando, primo cugino di mio padre, figli di due fratelli e suo coetaneo, persona buona e pia, con le forbici in mano, intento a tagliare pezzettini di latta per preparare una macchina da scrivere a pallina rotante. Il fatto mi ha, in un certo senso, fatto riflettere: troppo lavoro di pazienza e di bravura. Sapevo che aveva già ottenuto un altro brevetto di invenzione per un bastone che si trasformava in sedia (allora c’erano i viandanti).
Molti anni dopo, non so come, mi è venuta l’idea di attuare una scarpa chiusa, pure stivale,  che fosse arieggiata. L’idea è finita lì, ma ogni due o tre mesi riappariva in testa e cercavo di volta in volta di risolvere i vari problemi tecnici da superare. Finalmente avevo ben chiaro il procedimento per la sua realizzazione. Per ogni mio brevetto di invenzione industriale non mi fermavo alla sola relazione tecnica ma la facevo seguire dalla realizzazione pratica. Così da un calzolaio del posto, Mastro Ciccio Sculli “della sena”, ho fatto costruire una sola scarpa secondo le mie idee. Essa funzionava perfettamente arieggiando il piede in modo automatico. Nei piccoli paesi si sa ogni cosa e si diceva: don Romulino è prejatu ca fici a scarpa cu rijatu (don Romolino è contento perché ha fatto la scarpa che respira). La comune scarpa chiusa estiva, anche se forata sulla tomaia (parte superiore) è poco igienica. I fori praticati su essa non arrecano alcun sollievo al piede in sudore. Il sandalo, tra le calzature estive, è quello che gli arreca sollievo, lo lascia in contatto con l’aria, ma ha lo svantaggio d’essere antiestetico, tanto da non poter essere usato in serate di gala. La scarpa è costruita in maniera da fare affluire automaticamente, in ogni passo, sulla pianta del piede, una certa quantità d’aria che va poi a scaricarsi dalla parte superiore della calzatura. (Un fac-simile sarà costruito  decenni dopo da una casa italiana quotata in borsa – ndr)
Mi facevo costruire un paio di scarpe eleganti n. 41 sempre da mastro Ciccio Sculli   e lo presentavo alla mostra internazionale di Vigevano. Lì queste scarpe sono state molto fotografate e ammirate (Sandra Mondaini, giovanissima attrice, si faceva riprendere con me accanto all’esposizione delle scarpe).  Intanto  IL MINISTERO DELL’INDUSTRIA E DEL COMMERCIO – UFFICIO CENTRALE BREVETTI – rilasciava a Marando Romolo Antonino da Ferruzzano il BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE  N° 566195 dal titolo: CALZATURA CON CAMERA D’ARIA .  Domanda n° 14692 – 8 ottobre 1956, ore 11,15.

Molte sono state le richieste d’acquisto del brevetto in quella mostra, ma ho preferito darlo in percentuale ad un calzaturificio di Milano dal nome ROLY, il quale si è fatto stampare un foglio pubblicitario con le caratteristiche della scarpa e che accludeva in ogni scatola. Per alcuni mesi mi mandava mensilmente la mia percentuale (quella che voleva perchè non c’era la bolletta fiscale, ma il dazio che si pagava una tantum). In un mio successivo viaggio a Milano notavo che tutti i negozi di calzature di Milano erano forniti con la scarpa da me ideata e, sulle note mensili che mi mandava il calzaturificio, questi negozi non risultavano. Mi recavo in fabbrica per reclamare e mi è stato assicurato che il proprietario del calzaturificio avrebbe rifatto i conti e che tutto mi  sarebbe stato pagato. Quindici giorni dopo il calzaturificio non esisteva più. Ho saputo che il proprietario si era trasferito all’estero con tutti i suoi macchinari.
Questo tipo di scarpe ora si trova in tutto il mondo.
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Il 14 aprile 1959, ore 11, presentavo altro mio trovato dal titolo: DISPOSITIVO ELETTRO-AUTOMATICO PER ARRESTARE O DEVIARE LE NAVI IN PIENA VELOCITA’ EVITANDO OGNI SORTA DI COLLISIONE e il 13 ottobre 1961 l’Ufficio Centrale Brevetti del MINISTERO DELL’INDUSTRIA E COMMERCIO rilasciava a Marando Romolo Antonino a Ferruzzano il BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE N° 626611.
Il trovato si riferisce ai sistemi di frenatura delle navi in genere e consta principalmente di due ali o pale che si aprono contemporaneamente o indipendentemente l’una dall’altra mediante un avvisatore elettrico o mediante comando a mano per ottenere l’arresto della nave o la deviazione di essa. E’ un sistema di frenatura o di deviazione che, grazie alle sue ali o pale e al collegamento delle sue antenne avvisatrici evita assolutamente ogni sorta di speronamento con navi, icebergs, ecc. E’ matematicamente impossibile che possa avvenire una collisione fra due navi munite col medesimo sistema. Per molti giorni mi frullava per la testa un sistema per evitare collisioni. Ma dovevo risolvere grossi ostacoli: massa, velocità, tempo d’arresto ed altro. Sistemare e calcolare i tentacoli d’urto, le pale frenanti, il sistema elettromagnetico ecc. Quando tutto mi è stato chiaro ho costruito un modello di natante dalla lunghezza di circa 70 centimetri. Lo ho dotato di motorini e del necessario ed è stato pronto per le prove. Rispondeva alla perfezione. In una vasca di 6 metri
per 6 metri lo facevo navigare in ogni direzione presentandogli davanti vari ostacoli. Li schivava tutti. Se l’ostacolo era grosso e frontale, si arrestava automaticamente neutralizzando la sua massa. 
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Il 17 novembre 1959, ore 11,30 presentavo altra domanda di brevetto di invenzione industriale e il 20 marzo 1961 veniva rilasciato al titolare Marando Romolo Antonino- via Arma Carabinieri- a Ferruzzano, dall’UFFICIO CENTRALE BREVETTI il BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE N° 619231 dal titolo: DISPOSITIVO ELETTRONICO-BALISTICO PER ARRESTARE O DEVIARE LE NAVI IN MARCIA IN CASO DI PERICOLO INVISIBILE EVITANDO OGNI SORTA DI COLLISIONE.  

Questo brevetto assomiglia al precedente, ma è più efficiente. Ci pensavo sempre al primo, che era limitato. Aveva antenne e pale molto robuste. Meditavo, sempre saltuariamente, e ho realizzato quello elettronico- balistico. I segnali d’ostacolo arrivavano via radar ad un cervello elettronico che provvedeva a fare esplodere lentamente, in caso di necessità, questa o quella cartuccia sotto la linea di galleggiamento e il rinculo che essa provocava operava la deviazione o l’arresto (se era frontale) del natante (come un razzo con la sua forza continua).
Sei mesi dopo la presentazione di questo brevetto la RAI trasmetteva la notizia che un ingegnere sovietico aveva messo a punto un congegno per la deviazione o l’arresto delle navi in marcia. Scrivo all’Ambasciata Sovietica a Roma per la notizia trasmessa. Di riscontro ricevevo un invito disinteressato. Se mi trovavo a Roma, erano ben felici di parlare a viva voce con me. A quel tempo esisteva la “cortina di ferro” e chi si recava in quel posto era segnalato. Comunque andavo ugualmente assieme a Teresina, mia moglie,  ed entravo io solo. Un lusso di Dio. Tappeti rossi in tutti i corridoi e le pareti tutte ornate. Mi ricevevano con una gentilezza insolita per me. Ci mettevamo in un ampio studio. Di fronte a me sedevano due persone elegantissime: un uomo e una signora alta due metri e ben fatta. Domandavo per moltissime volte perché la RAI aveva trasmesso quella notizia sulle navi e la loro risposta era deviava e sempre la stessa. Non mi dovevo preoccupare di nulla, se ero disposto a trasferirmi a Roma, se avevo altri progetti da presentare, ecc. Era una litania. Volevo andarmene ma non mi era possibile. Dopo quasi due ore e con la mia ferma promessa di tornare l’indomani, mi svincolavo. Teresina, fuori, si preoccupava per il mio ritardo. Il giorno dopo, partivamo per Milano rimanendovi circa una settimana e al nostro ritorno a Ferruzzano avevamo la visita di Carabinieri che ci seguivano e volevano sapere con chi l’incontro e perché.
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In data 11 agosto 1964 il Ministero dell’Industria e Commercio mi rilasciava BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE N° 666427 dal titolo: DISPOSITIVO PER MANTENERE SEMPRE FRESCA ED INALTERATA LA FRUTTA E PROCEDIMENTO PER LA CONSERVAZIONE DI ESSA. L’idea mi è venuta ricordando un discorso di mio Padre. Diceva che se si toglie tutta l’acqua dalla frutta matura essa si mantiene per lungo periodo inalterata, conservando i suoi caratteri organolettici: sapore, colore, odore.  Quest’idea andava e veniva. Ogni qual volta che arrivava risolvevo uno dei problemi, finché non avevo tutto chiaro in testa. Così il giorno 2 agosto 1960 presentavo domanda di brevetto. Il dispositivo era un poco complesso per igrometri, barometri, vuoto spinto, rubinetti, ecc. Allora non esistevano i prodotti sotto vuoto e quelli liofilizzati. Prima della presentazione della domanda, per ottenere il brevetto, avevo cercato di sperimentare il mio sistema costruendo una cassetta di legno, bene inchiodata, in modo che non potesse passare aria all’interno e vi collocavo dentro frutta di facile evaporazione e foglie di lattuga. Ad essa, mediante un foro, applicavo ermeticamente il tubo di gomma alla pompa pneumatica a mano che una scuola mi aveva prestato. Certo non potevo arrivare ad un vuoto spinto, ma sufficiente per stabilire che l’esperimento era riuscito.
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Il 2 luglio 1962 presentavo altra domanda e il 12 dicembre 1964 l’Ufficio Centrale Brevetti rilasciava a Marando Romolo Antonino a Ferruzzano il BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE N° 678644 dal titolo: DISPOSITIVO PER OTTENERE UN AEROMOBILE PRIVO DI ALI, ELICHE E TIMONI CAPACE DI VOLARE, CORRERE SU STRADA E IN MARE E CHE SI PUO’ APPLICARE SU ALCUNI MEZZI DI LOCOMOZIONE MECCANIZZATA.
L’idea è partita dal fatto che le automobili in caso d’ingorgo e i piccoli motoscafi potessero sollevarsi e volare. Ho costruito un modellino, che ho conservato per molti anni con sopra una torretta in cui ci stavano ai due lati opposti delle pale, con un certo profilo alare. Esse erano doppie per ognuno dei due lati e ogni coppia, nel girare faceva si che mentre una partiva da 0° gradi per arrivare a 180°, sempre con la faccia rivolta in giù, l’altra saliva tangente, partendo da 180° per arrivare a 0°. Questo era il ciclo di sollevamento. Per spostarsi in ogni direzione bastava spostare la sincronizzazione di pochi gradi tra l’una e l’altra coppia di pale. Il modellino si sollevava solo verticalmente. Non mi era possibile, per varie ragioni, farlo funzionare con gli altri comandi e come prova riuscita mi bastava il solo sollevamento, cosa già fatta.
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Il giorno 17 ottobre 1974, 0re 10,30 presentavo altra mia domanda all’ufficio competente e il giorno 30 maggio 1979 il MINISTERO DELL’INDUSTRIA DEL COMMERCIO E DELL’ARTIGIANATO- UFFICIO CENTRALE BREVETTI – assegnava a Marando Romolo a Ferruzzano  Reggio Calabria il BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE N°1032100 dal titolo: MOTORE A SCOPPIO FUNZIONANTE AD IDROGENO PIU’ ACQUA ED ARIA.

Ricordavo che mio Padre, farmacista, preparava in una bottiglia di vetro idrogeno per chiudere fialette di vetro in cui era stata preparata la soluzione medicamentosa e per altri scopi. Metteva nella bottiglia acido cloridrico e pochi pezzettini di zinco. La chiudeva con un tappo di sughero attraversato verticalmente da un tubicino di vetro che all’estremità finiva molto stretto, credo fosse un contagocce da cui potesse fuoriuscire l’idrogeno formatosi. Una pallida fiammella, quasi invisibile, si notava al beccuccio. Era l’idrogeno prodottosi nella bottiglia che bruciava con una fiammella così calda che scioglieva e saldava le fialette. Di tanto in tanto, con lo stesso metodo, gonfiava palloncini per noi ragazzi che vedevamo salire in cielo a perdita d’occhio.
Frequentavo spesso la “forgia” di mastro Ciccio Sgrò, ottimo stagnino, che usava l’acido muriatico per “stagnare”. In una bottiglia preparavo idrogeno e con un tubo di gomma lo portavo al carburatore di una Fiat 500. Notavo uno scoppio dopo avere tolto la benzina. Continuavo lo studio sull’ idrogeno e su tutte le sue caratteristiche. Compravo una bombola d’idrogeno a 200 bar di pressione e con un regolatore. Escludevo il serbatoio della benzina, collocandovi un bidone pieno d’acqua che andava al carburatore attraverso la pompetta “C” mediante un tubo e mandavo l’idrogeno con altro tubo pure al carburatore. Molte persone assistevano al mio operato e stavano guardinghi, pieni di paura. Cercavo di mettere in moto e il miracolo avveniva in parte. Un grosso scoppio, più forte di un colpo di fucile, si sprigionava dal tubo di scappamento o dalla marmitta. Tutti a scappare e a gridare come matti, pensavano di essere morti. Intanto avevo intuito di che si trattava ed è bastato poco per regolare il tutto. Nessuno mi dava una mano, avevano tutti paura. Ero solo. Un’ora dopo il motore funzionava alla perfezione, non perdeva un colpo. Provavo la macchina in marcia ma l’accelerazione difettava, non era perfetta. Per accelerare dovevo aumentare a mano la pressione. Ho aggiunto un “polmone” e l’auto marciava in maniera perfetta. Così facevo i primi chilometri su strada. Più tardi preparavo, con lo stesso metodo, un motore agricolo cui avevo aggiunto una piccola dinamo per fare accendere una lampadina. Il tutto funzionava in modo egregio. Un professore di chimica, scettico, diceva che il motore ad idrogeno non poteva mai funzionare per una precisa legge fisica sull’entropia. Più tardi lo stesso professore, senza saperlo, viaggiava su un’automobile ad idrogeno e acqua da me preparata. Per niente non lo ha preso un colpo  appena lo ha saputo, ma il segno della croce e un addio ai suoi è stato tutt’uno.
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Era l’anno 1968 e in seguito a miei viaggi in aliscafo per Messina, alcuni dei quali erano tremendi per la forza del mare, forza tre, limite di navigazione. Ho pensato che l’aliscafo potesse essere più stabile e più veloce con una relativa modifica. Ho costruito un piccolo scafo, conservato per molti anni, al quale ho applicato un potente motorino elettrico e un sistema di sollevamento formato da piedi attaccati allo scafo i quali erano muniti di alette fisse che scendevano fino all’estremità dei piedi. Piedi e alette stavano tutte sotto la linea di galleggiamento e, man mano che lo scafo prendeva velocità, le alette, in virtù del loro profilo alare, sollevavano lo scafo. Più era alta la velocità, più lo scafo si sollevava. Diventava uno scafo volante senza toccare per nulla l’acqua.
Un giorno di quell’anno, mentre facevo le prove in una vasca lunga alcuni metri sotto casa, il mio scafo volante usciva dall’acqua come un razzo per andare a finire sopra un nido di colombi. Non avevo calcolato bene l’inclinazione delle alette. Con pochi accorgimenti era diventato perfetto.
Mi mettevo in contatto con il Cantiere Navale Rodriquez di Messina, senza avere presentato domanda di brevetto. Non volevo più presentare domande di brevetti a nome mio. Leopoldo Rodriquez, il titolare, mi faceva subito una bozza di contratto, mi prenotava un albergo, e mi faceva girare per tutto il suo cantiere. Dopo alcuni giorni mi diceva che il mio trovato era ottimo ma per realizzarlo occorrevano minimo cinque anni e quindi non erano interessati. Però nel 1973 la Marina Militare Italiana sfocia con scafi volanti e veloci, come fiore all’occhiello, costruiti dai Cantieri Navali Rodriquez. (Se la trovo, ti allego una foto con la quale la  Marina Militare Italiana di allora faceva la sua pubblicità). (anche Mimì Violi, che assisteva alle mie prove, diventato dopo ufficiale di Marina Militare, m’informava che il mio trovato era il prestigio della nostra Marina.
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Con domanda del 17 ottobre 1978, l’UFFICIO CENTRALE BREVETTI rilasciava a Marando Romolo a Ferruzzano Reggio Calabria Italia il BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE N°1106211 dal titolo: DISPOSITIVO ELETTRONICO DI SICUREZZA PER AUTOVEICOLI PER EVITARE COLLISIONI IN CASO DI PERICOLI INVISIBILI: NEBBIA, INCIDENTI, OSTACOLI SU STRADE ED AUTOSTRADE.
L’apparecchio è un dispositivo di piccole dimensioni da applicarsi su tutti gli automezzi per evitare principalmente investimenti a catena nella nebbia. Consente automaticamente l’immediata attivazione quando l’autoveicolo subisce un urto. Invia un segnale di pericolo a tutti gli autoveicoli che sopraggiungono.  Nessuna interferenza sulle autostrade parallele perché i canali di trasmissione e ricezione sono di frequenza differente. Possibilità di inviare e ricevere messaggi vocali.
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In data 09/11/1988 presentavo domanda e in data 12 febbraio 1992 ottenevo il BREVETTO N° 1228006 dal titolo: DISPOSITIVO PER OTTENERE UN AVVISATORE ELETTRO-AUTOMATICO ACUSTICO E/O OTTICO DI LIMITI DI VELOCITA’ SUGLI AUTOMEZZI E SUI TRENI.
E’ un piccolo apparecchio che segnalava otticamente e con suono la velocità del mezzo su cui si viaggia. Il conducente la regola, con una manopola sul cruscotto, per la velocità desiderata. Superata questa lo avverte con suoni e lampeggi e se si spinge oltre, si ferma il mezzo.
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Con domanda del 9 marzo 1993  l’UFFICIO CENTRALE BREVETTI  del MINISTERO DELL’INDUSTRIA DEL COMMERCIO E DELL’ARTIGIANATO rilasciava in data 6 aprile 1998 a Marando Romolo a Ferruzzano (Reggio Calabria) il BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE N° 01278606 dal titolo: DISPOSITIVO MECCANICO CHE ELIMINA L’OVALIZZAZIONE DEI CILINDRI NEI MOTORI A SCOPPIO E NEI COMPRESSORI A PISTONE EVITANDO RETTIFICHE. L’idea è nata dal fatto che dopo un certo numero di ore di lavoro qualunque motore a scoppio a pistone o qualunque compressore a pistone si ovalizza per cui si ha la perdita della compressione e della resa. Ciò avviene perché il pistone è soggetto a spinte laterali. Un motore o compressore così deve essere rettificato per varie ragioni. Il trovato tratta di un dispositivo meccanico che elimina l’ovalizzazione dei cilindri nei motori a scoppio e nei compressori a pistone che va applicato tra il collo d’oca dell’albero motore e il pistone di compressione. Esso consta di una biella partente dall’albero motore che aziona un cilindro o pistone scorrevole nella camicia mediante spinotto, al quale pistone scorrevole è legata altra biella o asta, che trasmette il movimento verticale al pistone di compressione, evitando così spinte laterali al pistone di lavoro o di compressione.
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Verso la fine del 1995 Pepè Violi era venuto a dirmi che aveva avuto l’idea di una macchinetta per caffè che potesse avvertire quando il caffè fosse pronto. A lui capitava spesso di dimenticarla sul fuoco e di trovarla tutta bruciata. Col suo discorso voleva che io facessi una relazione tecnica e le prove per ottenere il brevetto d’invenzione industriale. Ho costruito una macchinetta a tre scomparti, perfettamente funzionati e preparato la relazione per la domanda a suo nome, ma non la ha voluta solo col suo nome, ma anche col mio. Il 9 gennaio 1996 si presentava domanda di brevetto industriale n°RC96A00000 per CAFFETTIERA AUTOMATICA CON AVVISATORE DELL’USCITA DEL CAFFE’.  Il Ministero scriveva a riguardo per un chiarimento amministrativo e di dare risposta entro un certo termine. La risposta non è stata data, perché da sondaggi fatti per la vendita dell’eventuale brevetto è risultata lusinghiera.
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Il 2 giugno 1997 presentavo e ottenevo in data 20 dicembre 1999 dal MINISTERO DELL’INDUSTRIA  DEL COMMERCIO E DELL’ARTIGIANATO – DIREZIONE GENERALE PER LO SVILUPPO PRODUTTIVO E LA COMPETITIVITA’ – UFFICIO ITALIANO BREVETTI E MARCHI  il BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE N° 01297751- titolare Marando Romolo a Ferruzzano (Reggio Calabria) dal titolo: DISPOSITIVO PER LA RACCOLTA DELLE OLIVE E DI SIMILI SUL TERRENO. Era il mese di aprile del 1997 quando ho costruito un prototipo in legno e con un piccolo motore elettrico di vecchia lavatrice per sperimentare la funzionalità di una macchinetta, capace di raccogliere con facilità le olive sul terreno. In giardino, sotto casa e in mezzo all’erba alta una ventina di centimetri, buttavo nocciuoli di nespole e olive non più buone, che erano state messe in salamoia. Trovava e raccoglieva tutto. La prova era stata più che positiva.
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In data 25 ottobre 1999 presentavo e ottenevo in data 28 ottobre 2002 dal MINISTERO DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE – UFFICIO ITALIANO BREVETTI E MARCHI -  il  BREVETTO PER INVENZIONE INDUSTRIALE N° 01313443 dal titolo: DISPOSITIVO PER LA PULIZIA DI STRADE, MARCIAPIEDI, VIUZZE; PER LA RACCOLTA DI OLIVE, NOCCIOLE E SIMILI SUL TERRENO; PER TOSARE L’ERBA SUI PRATI DEI GIARDINI.  Bella macchina di dimensioni contenute, maneggevole e funzionante.
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In data 18 aprile 2001 presentavo domanda N°RC2001A000005 per l’ottenimento del brevetto di invenzione industriale dal titolo:  DISPOSITIVO PER OTTENERE UN’AUTOMOBILE AUTONOMA E MOTORE A SCOPPIO NON INQUINANTE FUNZIONANTE ANCHE AD ACQUA E OTTENERE ENERGIA CALORIFICA PULITA PER CALDAIE DI RISCALDAMENTO.      La presente invenzione si riferisce all’alimentazione pulita e anche autonoma dai motori a scoppio e all’alimentazione pulita per caldaie di riscaldamento. L’inquinamento nell’atmosfera è elevato. L’effetto serra si fa sentire su tutte e tre i regni della natura…..  L’idrogeno è l’elemento più abbondante nell’universo e con esso si ottengono miscele tonanti non inquinanti e fiamme calde pulite per avere energia cinetica e calorifica. I sistemi di produzione d’idrogeno sono moltissimi. I risultati pratici di prova sono stati eccellenti: motori a due e a quattro tempi funzionano perfettamente. In un paese del catanzarese avevamo fatto, assieme ad una persona facoltosa del luogo, le prove su due automobili, che sono state positive, per lanciare su scala industriale il prodotto, ma un funesto incidente ha messo momentaneamente fine al progetto".


Da allora, epoca in cui scrisse queste note, ottobre 2003, ad oggi altri brevetti sono stati presentati. L'ultimo nel novembre del 2009. Due mesi fa.

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